Benvenuto nel sito ufficiale di Giuseppe Esposito

La cultura è una delle caratteristiche antropologiche che ha distinto gli esseri umani fin dalle sue origini.

Messaggio di manutenzione

🛠️ Sito in manutenzione straordinaria

Stiamo effettuando aggiornamenti importanti.
Gli articoli torneranno disponibili entro pochi giorni.

Grazie per la pazienza e la comprensione.
Puoi leggere le pagine già aggiornate oppure ritorna presto a trovarci!

Triduo di San Giuseppe
Riflessione del secondo giorno – 17 marzo 2006

Ieri abbiamo riflettuto sulla giustizia e sul timor di Dio che caratterizzano la figura di Giuseppe. Oggi, invece, il Vangelo di Luca ci ha presentato uno dei doveri che Giuseppe è chiamato a compiere: recarsi al censimento. Giuseppe si mostra non solo come un uomo giusto e timorato di Dio, ma anche come un fedele cittadino, pronto ad adempiere le proprie responsabilità civili. È attento e responsabile nel suo compito, tanto da portare con sé Maria, la quale era prossima al parto.

Forse, però, non aveva previsto un piccolo imprevisto: l’elevata affluenza dovuta al censimento. Costretto a cercare un alloggio – che all’epoca non era come intendiamo oggi, ma piuttosto una semplice stanza o un atrio annesso a una casa – non riuscì a trovare alcuno spazio dove far partorire Maria. Senza scoraggiarsi, lui, bravo artigiano, allestì una mangiatoia come culla e lì fece riposare Maria. È così che, come afferma il Papa Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Redemptoris Custos, «Giuseppe, insieme con Maria, è il primo depositario di questo mistero divino». Giuseppe è l’uomo che vede nascere Gesù, colui che partecipa con Maria al gesto raccontato dall’evangelista: “Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” – quella stessa mangiatoia che Giuseppe aveva preparato.

Giuseppe non è solo coprotagonista della nascita del Salvatore: egli è anche il capo della Santa Famiglia, chiamato a custodire come padre l’unico Figlio di Dio. Queste parole fanno parte del prefazio di San Giuseppe, che tra poco reciteremo insieme.

Dobbiamo però ricordare che, pur nel suo ruolo centrale, Giuseppe non è mai al centro della scena della Natività. La sua umiltà lo porta a defilarsi: nelle raffigurazioni natalizie lo troviamo sempre in disparte, raccolto, adorante. La sua profonda umiltà lo spinge a contemplare, in silenzio, il mistero che si sta compiendo davanti ai suoi occhi. Potrebbe stare accanto a Maria, ma sa bene che quel bambino non è suo figlio naturale: è il Dio fatto uomo, l’Emmanuele, il Dio con noi. È il Figlio dell’Altissimo, e presto tutti lo conosceranno. Infatti, già gli angeli cantano la gloria di Dio e invitano i pastori ad andare ad adorare il neonato Salvatore.

L’umiltà pienamente matura di Giuseppe fa sì che egli sia presente in questo primo momento di rivelazione del Figlio di Dio, pur senza esserne più il coprotagonista. Perché ora lo sono, insieme a Maria – la nuova Eva – anche Gesù stesso, il nuovo Adamo.

Ecco dunque un insegnamento fondamentale anche per noi: l’umiltà. Non possiamo essere protagonisti di tutto, non possiamo essere coinvolti in ogni cosa. Ognuno è chiamato a svolgere la propria parte, con umiltà. Proprio come in una vera partita di calcio dove si gioca insieme, si condivide, ci si passa il pallone. Questo è il segreto che Giuseppe custodisce nel suo angolo silenzioso: la capacità di affrontare con umiltà un evento fondamentale della vita.

Concludo leggendo un versetto dal capitolo 3 della Lettera di San Paolo ai Colossesi. Sia per tutti noi un invito a vivere il nostro lavoro quotidiano con spirito umile:

“Rivestitevi dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno ha di che lamentarsi contro un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori: ad essa infatti siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti” (Colossesi 3,12-15).